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I dipinti che decorano l'Oratorio della SS. Annunziata risalgono al XIX secolo, ad opera del pittore perugino Domenico Bruschi. Nell’abside, dipinta tra il 1878 e il 1891, l’Annunciazione è affiancata dalla Visita a sant’Elisabetta e dall’Annuncio a Zaccaria, e la volta è intitolata alla Gloria di Dio e dell'Agnello. L’intitolazione dell’Oratorio alla Santissima Annunziata fa di Maria la figura centrale del programma iconografico ideato dal Bruschi, che decise di raffigurare, su incarico della Confraternita, tra il 1899 e il 1901, nelle sei tele laterali, le storie di quelle eroine della Bibbia, che vengono considerate precorritrici della Vergine e che, con le loro vicende, si riallacciano alle varie implicazioni teologiche connesse alla sua figura. Anna, ad esempio, è la madre del profeta Samuele, che unse David, da cui discendeva la Vergine. Va osservato che il dipinto di Anna, unica tela del ciclo pittorico, è probabilmente l'ultima opera dipinta da Bruschi, che vi si autoritrae. Anche Raab è un’antenata di David, e, dunque, della Vergine. Svolgendo un ruolo chiave nella conquista di Gerico da parte dell’esercito ebreo, guidato da Giosuè, Raab coopera alla salvezza degli Ebrei e questa sua veste di salvatrice è incarnata anche da Giaele e da Giuditta. La Vergine, inoltre, è colei che prega Dio per la salvezza degli uomini. In quest’ottica, si spiega la figura di Ester, moglie del re Assuero, che, sfidando la morte nel contraddire il sovrano, intercesse di fronte a lui per il suo popolo. La figura di Debora, che era un giudice, richiama invece il ruolo di Maria come guida dei cristiani. Elevando il canto di vittoria dopo la morte di Sisara, inoltre, la donna si definisce “madre di Israele”, instaurando, così, uno stretto parallelismo con Maria, madre della Chiesa. (scheda curata da Silvia De Luca; foto di Thomas Clocchiatti per IstitutoConestabile©)
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